Wallgraffiti: l’arte sui muri

20 settembre 2017

I murales sono una forma d’arte che ci circonda quotidianamente nelle nostre città, sui vagoni dei treni o della metro. È raro trovare muri di periferia dove qualcuno resista alla tentazione di lasciare una traccia con lo spray. Cosa spinge i writers a scegliere questa espressione grafica?

La difficoltà nell’eseguire il graffito, dovuta al piano verticale che non agevola la motricità del gesto e al materiale di supporto che compromette la scorrevolezza del tracciato, rende complicata anche l’analisi grafologica degli stessi. Si pensi alle scritte tracciate con il gesso sull’asfalto oppure le incisioni con diversi strumenti sulla corteccia degli alberi.

Tuttavia alcune considerazioni sui graffiti possono essere fatte soprattutto in merito alla categoria più numerosa, ossia quella delle scritte tracciate sui muri con bombolette spray.

 

La caratteristica più evidente, che è anche ciò che attira il nostro sguardo, è l’abbondante impiego di colori nelle tonalità più brillanti e accese. La maggior parte delle scritte sui muri , poi,è tracciata in stampatello ed è qui che si attua una grande contraddizione. Lo stampatello, infatti, è il modello calligrafico a cui si ricorre – tra le altre cose – per bisogno di chiarezza, di essere compresi esprimendosi in modo leggibile a tutti, ma sui muri le lettere sono tutto tranne che leggibili. Quello dei murales è uno strano stampatello dove certamente la comunicazione grafica non è l’interesse primario  dei writers. Il loro quindi è sì un desiderio di esprimere la creatività, ma  passa attraverso l’esclusività di appartenere a un gruppo. Essere writers è la strutturazione scelta a protezione della propria personalità, così come strutturate sono le lettere delle scritte sui muri, forti di uno spessore tridimensionale che dà, almeno all’apparenza, un’impressione di forza appunto. All’occhio del grafologo però non sfuggono alcuni indizi come la confusione dello spazio, l’adeguamento a regole condivise – nel mondo dei writers – e l’anonimato delle opere che spesso non sono firmate oppure firmate con nomi di fantasia; tutti elementi che fanno emergere il bisogno di controllare uno spazio sociale in cui sentirsi finalmente affermati, obbligando gli altri a riconoscere la propria  presenza. Un grido di libertà di questi bravissimi artisti che suscitano l’invidia di tutti quelli, come me, che non sanno disegnare.

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